
Prima ancora di imparare tutti i significati a memoria, puoi iniziare a incontrare una carta attraverso ciò che vedi, senti, immagini e riconosci. È da qui che nasce una lettura più viva, personale e profonda.
Quando ho iniziato la mia avventura con i Tarocchi, una delle prime convinzioni che ho dovuto lasciare andare riguardava l’intuito.
Per molto tempo avevo pensato anch’io che l’intuito fosse una specie di dono speciale, qualcosa che alcune persone hanno in modo naturale e altre no. Una qualità misteriosa, quasi inafferrabile, destinata a pochi eletti, a chi “sente” subito, a chi ha visioni chiare, a chi sembra sapere le cose come se le fossero infuse dall'alto.
Poi, grazie ai Tarocchi, ho iniziato a comprendere che l’intuito è molto più vicino, molto più umano e molto più accessibile di così.
L’intuito è una facoltà che appartiene a tutti. Ce l’ho io e ce l’hai anche tu. Solo che spesso, nella vita quotidiana, impariamo a trascurarlo. Smettiamo di ascoltare quella voce sottile che sa prima della mente, quella percezione immediata che ci attraversa il corpo prima ancora di diventare pensiero, quella sensazione che ci dice “qui c’è qualcosa” oppure “questa strada non è davvero tua”.
La trascuriamo perché siamo prese da mille cose. Dalla razionalità che spesso vuole prevalere, dalle responsabilità, dalle aspettative, dai doveri, dalla necessità di essere efficienti, corrette, adeguate, comprensibili agli occhi degli altri. Ci abituiamo a ragionare, spiegare, giustificare, controllare, prevedere. E a un certo punto, senza accorgercene, la voce dell’intuito si abbassa così tanto che iniziamo a credere di non averla mai avuta.
Eppure non scompare.
Resta lì, come un fuoco sotto la cenere. Come un muscolo che per molto tempo non è stato allenato e che, proprio per questo, sembra debole, addormentato, lontano. Ma basta iniziare a prestargli attenzione con costanza, delicatezza e fiducia perché qualcosa ricominci a muoversi.
Per me, uno dei primi strumenti che ha riacceso quel fuoco è stato - indovina un po'? - un mazzo di Tarocchi.
Quando ho iniziato a usare i Tarocchi, non sono partita dai manuali, dalle corrispondenze, dai sistemi complessi o dallo studio ordinato di tutti i significati. Quella parte sarebbe arrivata dopo, ed è stata importante, ma al principio un'intuizione mi ha fatto muovere diversamente e il primo vero incontro è stato molto più semplice, intimo e diretto.
Avevo un mazzo davanti a me. Una carta. Un’immagine da osservare.
All’inizio usavo il Tarocco Indovino Dal Negro, disegnato da Sergio Ruffolo. Lo avevo scelto perché lo avevo visto usare da una signora che leggeva le carte e perché quelle immagini mi erano rimaste impresse. Mi sembravano chiare, immediate, vive. Sentivo che potevano parlarmi, anche se ancora non sapevo bene in che modo.
Così ho iniziato una pratica molto semplice: una carta al giorno, per 78 giorni. Un'estrazione per ogni Arcano del mazzo. Ogni mattina pescavo una carta, la osservavo, lasciavo affiorare pensieri, sensazioni, ricordi, associazioni, immagini interiori, poi scrivevo tutto su un quaderno.
Non stavo cercando di “indovinare” qualcosa. Stavo imparando ad ascoltare.
In quella pratica, che allora vivevo come un esercizio personale di introspezione e journaling, oggi riconosco una delle radici del metodo che insegno nell’Accademia Tarocchi per la Vita®. Prima ancora di studiare una carta, possiamo incontrarla. Prima ancora di sapere tutto ciò che la tradizione dice di lei, possiamo osservare cosa muove in noi, quale dettaglio ci chiama, quale emozione risveglia, quale storia inizia a raccontare.
È da lì che, per me, comincia la lettura intuitiva.
Se ami i Tarocchi, forse conosci bene quel momento, di cui tante persone mi hanno parlato.
Estrai una carta. La guardi. Qualcosa ti colpisce. Magari un colore, un gesto, uno sguardo, un oggetto sullo sfondo, un animale, un dettaglio piccolissimo che sembra chiamare proprio te. Per un istante senti che la carta ti sta dicendo qualcosa, ma subito dopo arriva il dubbio.
“Si ma cosa significa?”
A quel punto l'istinto è quello di aprire il manuale, cercare online, leggere parole chiave, interpretazioni, spiegazioni diverse. Si trova magari un significato per l’amore, uno per il lavoro, uno per il consiglio, uno per l’ostacolo, uno per la carta rovesciata, uno per la crescita personale. E invece di sentirsi più sicuri, ci si sente più confusi.
Perché quei significati sembrano tanti, a volte scollegati tra loro. Alcuni risuonano, altri sembrano lontani dalla domanda che è stata posta. Altri ancora sono talmente generici che non si sa bene come portarli nella vita concreta o nella situazione che si sta esplorando.
Così la lettura rischia di diventare molto mentale: lo sforzo di ricordare, di scegliere il significato più adatto, di capire se stai dicendo la cosa giusta. Il contatto con l’immagine si indebolisce, il sentire passa in secondo piano e l’insicurezza resta lì, piantata: “Starò interpretando bene? Sto inventando? Questa carta c’entra davvero con la mia domanda?”
Questa esperienza è molto comune, soprattutto all’inizio, ma può accadere anche a chi studia da tempo. Si possono conoscere tanti significati e continuare a sentirsi poco fluide nella lettura, perché il punto non è soltanto ricordare che cosa significa una carta. Il punto è riconoscere quale significato prende vita in quel momento, davanti a quella domanda, dentro quella relazione, in quella specifica situazione.
E questo passaggio si allena attraverso lo sguardo e l’esercizio costante.
A mio avviso, la conoscenza deve passare attraverso l’esperienza viva della carta.
Questa impostazione per me è molto importante, perché influenza anche il modo in cui amo insegnare e usare i Tarocchi.
La conoscenza dei significati, della struttura del mazzo, dei simboli, delle corrispondenze e delle stese è preziosa. Lo studio ha un grande valore, perché dà profondità, orientamento e radici. Ma quando lo studio nasce da un’esperienza viva, diventa molto più fertile. Non resta un insieme di definizioni da ricordare, ma si trasforma in un linguaggio che il corpo, l’immaginazione e l’intuito iniziano a riconoscere.
Per questo, nel mio approccio, il primo ingresso nel mondo dei Tarocchi avviene attraverso la lettura intuitiva di una carta. Si parte da un’immagine e da ciò che quell’immagine risveglia. Si osserva, si ascolta, si lascia emergere una storia, si porta il messaggio nella vita concreta. È un modo per accendere subito lo sguardo intuitivo, senza chiedere alla mente di sapere già tutto, senza mettere subito davanti l’ansia di ricordare, senza trasformare la carta in un esame da superare.
Quando fai esperienza di una carta, inizi a conoscerla in un modo diverso. Non la memorizzi solo perché hai ripetuto una parola chiave, ma perché l’hai incontrata. L’hai guardata. Hai sentito che effetto ti faceva. L’hai vista parlare di una tua emozione, di una scelta, di un blocco, di un desiderio, di una fase della vita. Poi, quando arriverà anche lo studio, quelle parole troveranno un terreno già vivo in cui radicarsi.
È un po’ come conoscere una persona.
Puoi leggere una descrizione di lei, sapere che lavoro fa, da dove viene, che qualità ha, quali sono le sue caratteristiche principali. Ma quando la incontri davvero, quando la ascolti parlare, quando osservi i suoi gesti, quando senti l’effetto che ti fa la sua presenza, quella conoscenza diventa più reale.
Con le carte accade qualcosa di simile.
Una sola carta al giorno e una pratica costante possono insegnarti moltissimo, se impari a restarci abbastanza a lungo.
Una carta può insegnarti a osservare senza avere fretta. A notare dettagli che all’inizio sembravano invisibili. A riconoscere che il tuo sguardo non cade mai “a caso”, perché spesso il dettaglio che ti chiama è proprio quello da cui può iniziare la risonanza.
Può insegnarti ad ascoltare il corpo, perché una carta può aprire una sensazione di leggerezza, chiusura, fastidio, nostalgia, entusiasmo, inquietudine, fiducia. E quelle sensazioni non sono disturbi da mettere da parte, ma porte attraverso cui la carta inizia a parlarti.
Può insegnarti a usare l’immaginazione come facoltà simbolica. Guardi la scena e ti chiedi che cosa sta accadendo, da dove viene quel personaggio, che cosa desidera, che cosa teme, cosa è successo prima, cosa potrebbe accadere dopo. In questo modo la carta smette di essere un’immagine ferma e diventa una scena viva, un piccolo racconto che si apre davanti a te.
Può insegnarti a creare connessioni con la tua vita. Perché a un certo punto non ti chiedi più soltanto “che cosa significa questa carta?”, ma anche “in che modo questa immagine parla a me, oggi, in questo momento, rispetto a ciò che sto vivendo?”
Ed è proprio in questo passaggio che l’intuito si risveglia e arriva il vero collegamento con la domanda posta.
Non certo come una voce misteriosa che arriva dall’alto, ma come una capacità sottile di collegare, sentire, riconoscere, dare senso. Un’intelligenza profonda che si attiva quando lasci spazio all’immagine, al corpo, alla memoria, alla creatività, alla tua saggezza interiore.
Una delle pratiche più semplici e potenti per allenare tutto questo è il journaling con i Tarocchi.
Funziona in modo molto semplice: estrai una carta, la osservi per qualche minuto e poi scrivi tutto ciò che emerge. Puoi partire da quello che vedi nell’immagine, dai colori, dai personaggi, dagli oggetti, dal paesaggio, dall’atmosfera. Puoi annotare ciò che senti, le emozioni che affiorano, i ricordi che arrivano, le associazioni spontanee, le domande che la carta ti apre.
Qualsiasi elemento può diventare un grimaldello per aprire una porticina interiore.
Un colore può portarti a un’emozione. Un gesto può ricordarti una dinamica che stai vivendo. Uno sguardo può farti pensare a una parte di te che stai trascurando. Un oggetto può diventare simbolo di una risorsa, di un desiderio, di una paura, di qualcosa che chiede attenzione.
(SPOILER: se vuoi una traccia super potente per questo tipo di journaling, leggi fino in fondo: troverai un regalo che ti aiuterà a rendere questa pratica veramente efficace!)
Quando scrivi, man mano ciò che era vago diventa più visibile e la chiarezza si fa strada. Una sensazione prende forma. Un’intuizione diventa frase. Un’immagine interna diventa consapevolezza. L’osservazione e la scrittura trasformano qualcosa che era appena percepito in qualcosa che puoi guardare, rileggere, riconoscere.
Questa pratica è una palestra meravigliosa per chi desidera risvegliare il proprio intuito, ma è anche una base preziosa per chi vuole imparare a leggere i Tarocchi. Perché mentre scrivi, stai costruendo una relazione personale con le carte. Stai imparando a conoscerle non solo attraverso ciò che qualcuno ha scritto su di loro, ma attraverso ciò che loro muovono dentro di te.
Con il tempo, questa relazione diventa memoria.
Ti accorgerai che alcune carte iniziano ad avere per te un sapore riconoscibile, un’atmosfera, un modo di presentarsi. Alcuni significati ti verranno in mente con più naturalezza, perché li avrai già incontrati nella pratica. E quando andrai a studiare il manuale o la tradizione, non partirai da zero: avrai già un terreno interiore su cui far dialogare conoscenza e intuizione.
La pratica della carta del giorno è stata per me una soglia fondamentale.
All’inizio era un esercizio quotidiano, quasi un rito semplice: scegliere una carta, osservarla, scrivere. Poi, nel tempo, ho capito che quella pratica stava facendo molto di più. Mi stava insegnando a guardare. Mi stava aiutando a fidarmi di ciò che sentivo. Mi stava mostrando che le carte potevano diventare uno specchio potentissimo, non perché mi dicessero che cosa sarebbe accaduto, ma perché mi aiutavano a vedere meglio ciò che stava accadendo dentro di me.
Oggi questa intuizione è diventata cuore del metodo Tarocchi per la Vita®.
Quando accompagno le persone a leggere una carta, non chiedo loro di correre subito al significato. Le invito a fermarsi sull’immagine, a entrare nella scena, a lasciare che il simbolo lavori, a riconoscere il proprio modo unico di ricevere, collegare e raccontare.
Ogni persona ha una porta d’accesso diversa alla carta. C’è chi vede subito i dettagli. Chi sente prima un’emozione. Chi immagina una storia. Chi collega immediatamente la carta a una situazione della propria vita. Chi ha bisogno di scrivere. Chi ha bisogno di parlare. Chi ha bisogno di guardare a lungo in silenzio.
La lettura intuitiva non cancella queste differenze. Le valorizza. Ti aiuta a riconoscere il tuo modo di entrare in relazione con il simbolo e, poco alla volta, a renderlo più chiaro, più affidabile, più radicato. Ed è proprio così che pian piano inizia ad emergere anche il tuo stile di lettura. Perché ogni persona ha un modo diverso di leggere e va valorizzato. C'è che è più descrittivo e concreto, chi più simbolico e metaforico, chi più narrativo, chi più emozionale e questo può emergere solo se lasciamo che queste qualità possano essere allenate.
Per far emergere queste qualità, ho creato la nuova versione della mia mini guida gratuita:
Dal manuale all’intuito — Leggi una carta in 4 passi con il metodo Tarocchi per la Vita®
È una guida nata dalla mia esperienza e dal metodo che negli anni ho portato nell’Accademia Tarocchi per la Vita®; è una guida pensata per accompagnarti nel primo incontro con una carta, attraverso una pratica semplice e profonda che ti aiuta a leggere partendo dall’immagine, dal tuo sentire e dalla tua capacità naturale di creare connessioni.
Al suo interno ti accompagno attraverso i 4 livelli della lettura intuitiva:
Testa, per osservare e descrivere ciò che vedi.
Cuore, per ascoltare ciò che senti.
Grembo, per lasciare nascere una storia.
Piedi, per portare il messaggio nella vita concreta.
Questi 4 livelli sono un modo per dare forma all’intuito, per non lasciarlo vago, disperso o confuso. Ti aiutano a entrare nella carta passo dopo passo, con presenza, fiducia e profondità, fino a trasformare l’immagine in un messaggio che puoi comprendere, scrivere, integrare.
Nella guida trovi anche un passaggio dedicato alla costruzione di un primo vocabolario dei significati più generali, perché più pratichi, più inizi a riconoscere il linguaggio delle carte da dentro. Poi lo studio, i manuali e la tradizione possono arrivare a contenere, guidare e arricchire ciò che hai già iniziato a sentire, osservare e comprendere attraverso l’esperienza.
Questa guida può esserti utile se stai iniziando e l’idea di dover imparare tutti i significati a memoria ti fa sentire sopraffatta, ma anche se leggi già le carte e senti il desiderio di rendere la tua lettura più fluida, intuitiva, creativa e aderente alla domanda.
È il mio regalo per chi entra nella lista d’attesa dell’Accademia Tarocchi per la Vita®. Scaricandola riceverai la guida e potrai restare aggiornata sui contenuti, le novità e la prossima apertura delle candidature.
Puoi scaricarla gratuitamente dal link qui sotto:
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Una sola carta può diventare l’inizio di un viaggio molto più grande.
Può riaccendere il tuo intuito, aiutarti a costruire fiducia nel tuo sguardo e aprire una relazione nuova con i Tarocchi: più personale, più viva, più profonda. E chissà, magari un giorno potrai mettere questo sguardo al servizio di altre persone!
Sono Manuela Angelini e mi occupo di Tarocchi e consapevolezza.